sabato 7 febbraio 2015

Nuova

Io cos'ho vissuto
se non attimi sfuggenti
di una vita mia
a tratti
vorrei vedere e assaporare
le cose intime
nel loro insieme
come se fossero
brezze estive o venti affilati
vorrei parti intonse
o circoli artici
folle inferocite
o vicoli stretti
il bisogno di conoscere oggi
non si sazierà più
ho un'anima da nutrire 
che reclama verità
io sto qui a dormire
perchè non riesco
a prendere una direzione
fuggire nei film
e nelle immagini
non basta per un
respiro
soltanto
c'è bisogno di un piccolo fermento vitale
un languido respiro
come un circolo di
frecce che colpiscono i cuori
senza volerlo siamo qui
con le nostre etichette
e scelte
vorrei solo non averne
una figura nuova
estatica
sconosciuta e inconciliabile
con l'ambiente
così sola e
miscredente
in modo da ardere
di nuove storie
me le racconterai
e le voglio vedere
nelle strade d'asfalto e di ghiaia
delle sfere

d'argento.

venerdì 9 gennaio 2015

Liberami

Senza linfa vitale, scorre nel sangue un sapore amaro. Cambio sguardo e un anno mi sventola in faccia la sua carta. Vincente, erigersi vincente sopra uno squallido spettacolo. In un angolo crepito non capisco. Librarsi dopo tutti gli errori e gli sbattimenti senza più vincoli e ripensamenti. Colpi senza risparmiare in proiettili, tanto le armature sono fatte di latta. Ti pieghi sul suolo, solo il suono. Risate in lontananza e sorrisi sinceri. È il tempo di levare ancore da tentativi inutili di rianimare i morti. Sepolti i ricordi, raccolti insieme. Catene spezzate, un grido nell'aria. Sventola bandiera bianca nel cielo grigio della periferia.

giovedì 1 gennaio 2015

Fanculo

Per molti, molti giorni tutti uguali. Giornate stanche, giornate belle, giornate da custodire nella scatola della memoria, giornate da dimenticare. Il mio metro non sarà mai il tuo. Il nostro ci prova, ma fallisce per inerzia. Mi guardo intorno, vedo delle foto. C'è una data sotterranea che implode e schianta le sue ruote sull'asfalto. Nessuno o forse pochi hanno in mente. Magari una birra con gli amici, o una cena interessante o una dormita sul divano, una studiata senza freno.
Io tremo e ancora oggi provo e resisto al capovolgimento. Un mondo che ruota il suo asse, cambia ragion d'essere, sfiora il ridicolo e torna a tessere storie, ma al contrario. Nessuno sa e ricorderà quell'ora, quelle voci, quelle storie che cozzano l'una con l'altra e il lungo seguito di drappi bagnati.
Un anno e più di cervelli in fuga e in aria, di follie e sparatorie, di turbini e equilibri scarsi.
Un trampolino in caduta libera, un'innocenza che svezzata se la viaggia e si stacca da quella sporca mammella. Fredda la notte sotto le coperte delle teste calde. Adesso forse sorge tenue e respinto.
Clamorose cadute e vivaci corse verso il niente. Ci ricorderemo sempre di quei giorni, magari voltandoci e sbraitando o solo ridendo. Fanculo, ciao.

venerdì 21 novembre 2014

orizzonte

Io sono qui
ma nessuno ascolta
forse il nulla esorta
storta la luna
una storia da scrivere
l'orizzonte
sopra il mondo
scrive le sue
parole
senza fine.

martedì 21 ottobre 2014

Allitterazione

La tua mente è fragile, agile. Fragranze tragiche di queste notti magiche. Respira, evira; taglia questa paranoia che si incastra tra gli strati di 'sta testa. Fresca l'aria fuori, attento ai clamori, non stiamo sugli allori e allora all'ora quanto carburi? Determinati in questa città, dritta la direzione, me la dice tutta sto gps un po' allampanato. Nato tra le radure. Scoppia la testa, colpa di 'ste arsure. Sicuramente trentaquattro gradi, fuori piove, sangue nelle vene che pompa. La cassa dietro ti frastorna, fra tornado in questa cavità del mondo. Un nodo in gola, l'ago che attraversa la pelle appena bagnata. A penna trascrivo questi svarioni in piena notte, troppe le botte ricevute; sembra un ring altro che paracadute. Pacate le signore sui viali, si sono scordate delle pene dei cari. Restano stanche, solo affossate dai drammi dei telegiornali. Te le giri le navi, le passi in rassegna le varie cabine? I ponti con l'acqua di mare sulle pupille, i passi a segno su questo pontile. Poni le mani sopra la ressa, spandi nel cielo la tua richiesta, spargi inchiostro nella tempesta, resta attaccato alla finestra. Guardo il contorno dello spazio attorno, torno sui dettagli, abbagli, piccoli intagli su questa superficie. Particolari nascosti, intrecci composti, composti i nostri sguardi, tireremo avanti, abbracciamoci perché si fa tardi.

giovedì 9 ottobre 2014

Come prima

Momenti di attesa indifesa sul vagone che vaga avanti e indietro. Nel retro del mondo sepolto in questo plasmarsi di vite. Gente legge, ascolta, parla. Parallelamente la vita scorre per ognuno nel proprio verso. Torniamo a casa dividendo queste molecole che si muovono solitarie. Un monolocale, una villa, un seminterrato. Piano rialzato nel centro città, periferia acuta, zone sconosciute. Macchine, pullman, genitori e pazienti, viaggiatori e perdenti. Tutti nello stesso spazio a condividere momenti di attesa. Spesa così l'esistenza si ammoscia, ma scrosta l'apatia dal guscio. Risorge il gusto del dettaglio. Scorge il fruscio del condizionatore rotto. Apre la porta, scende, corre. Perde il treno, bestemmia, biascica qualche parola. Cede il posto, lo prende, si siede. Aspetta. Sprezzante dei pericoli, la vulnerabilità se ne va su queste scarpe conciate male. Una pubblicità indiscreta ti guarda. Giudica l'operato della giornata. Faziosità nell'aria, rimbambiti da volghi dispersi. Inerti, sugli scalini. Hanno uno sguardo curioso, quasi una morbosità assillante. Sempre di spalle, sarò sempre di spalle. Non voglio ignorarti, ma scolpire in memoria quest'immagine fioca. Fiorirà ancora, l'interesse per il prossimo. Fossimo stranieri e incensurati. Ma siamo solo schiavi inebriati. La passione sgorga, sfiora le palpebre e le parole. Attorno a questo tavolo finiremo per litigare. Grave la voce e sottile. Frange di speranza labile seguono il ritmo febbrile. Scale mobili vacillano e portano corpi appoggiati. Cimici sul manto stradale, cimici in macchina, cimici in casa.
Torneremo sui nostri passi e tutto sarà come prima. E nulla sarà come prima.

mercoledì 8 ottobre 2014

Oltre la siepe

Siamo senza sosta dei giganti nell'aria senza meta. Metà della specie distrutta per la nostra disparità. Diogene direbbe che siamo pazzi incalliti, cani vigili dall'essenza inutile. Ignobile l'esistenza di chi a raffica cerca la sobrietà, sopra la media, l'alterità oltre l'inedia. Immensa certezza che si staglia sopra la brezza di questa città. In cattività come bestie nel mondo, inondo con frasi senza senso questo pomeriggio eterno. Ho sempre voluto un punto fermo nel divenire del giorno, torno inevitabilmente all'inizio. Uno scalino dopo l'altro, correndo con poco fiato. Mi accordo dell'esatto momento in cui mi volto. Intorno un campo sterminato di verità sepolte, stronze queste realtà tolgono fiato. Rinato il polso, torna a battere. Zattere in questo mare agitato, onde si infrangono nell'ora di punta. La folla avanza, la fila sbotta. Sono qua con una rotta distorta, aperta alle interpretazioni e all'esitazione. Esistono flebili momenti di intimità. Tra me e me respiro e trattengo un sorriso. Guardo con gli occhi di chi non ha niente da dire, ascolto il parlare senza gioire. Armeggio con pratiche di vita, vitalità infinita. Correre in questo spazio smunto che sembra un immenso travaglio. Verrebbe da distogliere lo sguardo, tutti appresso al proprio sbaglio e al proprio sogno. Avrei voluto conoscervi, ma non mi interessa sporgermi oltre questa recinzione. Sto qua e vago, verto verso strade diverse. Sarà un piacere incontrarsi oltre la siepe.