mercoledì 15 marzo 2017

So far from saving me

Why are you so far from saving me

Silenzioso sul suo sentiero, entra lentamente senza gridare. Cresce nel suo ventre, come una quercia secolare. Nessuno ti dice come vivere, nessuno ti dice chi essere. Una libertà fatta di piccole cose, una libertà che non è libera, ma claustrofobica. Un sussurro nell'orecchio, un intruso dietro la coda dell’occhio. Uno sguardo di sospetto entra di soppiatto in questa stanza e pervade l’aria con uno strano odore di fumo.

Moscerini impazziti, senza luce senza frutta, frugano smarriti tra la spazzatura. “Grazie dei fior” canticchia un tipo in lontananza, ma tutti son concentrati su quel corpo che balla. Smuove coscienze assopite dalla noia, con i suoi movimenti sincopati e sbiaditi.


Ci sono io tra la folla, in una bolla di astrazione. Tutto attorno suona, ma senza far rumore. Guardo un po' questo mondo, scrollo le spalle e mi volto. In un attimo tutto è finito e finto. Nessuno ma ricorderà quel momento.



martedì 21 febbraio 2017

Song e creature

Una strada asfaltata su cui batte una luce arancione
Di quelle che animano le nuvole e dipingono profili di cielo
Ci si perde con un solo sguardo
Basta un treno al tramonto e un mare lontano
Le acque riflettono una luce accecante
Il caldo si sente sulle palpebre
È il cuore che batte nel petto
In sintonia con le ore del giorno
Una colonna sonora
Accompagna paturnie e gioie
Si fluttua sui sedili
Come corpi vuoti
Idee balzano in testa
E compongono le proprie melodie
Come tessuti che danzano al vento
Il sole tocca l’orizzonte in un istante di niente
Un orologio non scandisce questo tempo

Che vale in eterno

sabato 14 gennaio 2017

Violenza

La violenza del corpo che si ribella che cerca una strada per risanare l’anomalia. Sempre più saggi e desiderosi degli altri ci siamo sentiti, come in diritto di poter dire e godere di più, perché il paesaggio è solo nostro e le emozioni che proviamo non equivalgono a quelle di nessun altro. Questo cielo così purpureo ha bisogno di un’anima che ci si immerga dentro, come in un bagno caldo. Un cuore così puro e condannato insieme, a vivere un mondo troppo grande per essere compreso, troppo pesante per essere trasportato su queste spalle esili, ma forti, abituate a sollevare l’infinito. Così ho compreso il tuo desiderio, il tuo bisogno di comunicare alla luce del giorno il tuo essere così, fatta di questa carne, senza eccezioni né falsificazioni. Forse le emozioni sono troppo grandi per essere vissute, troppo ingombranti per essere contenute. E la piazza è lì a guardaci, come col sospetto di aver capito qualcosa. Il vuoto degli spazi ampi riempie tutto attorno, abbraccia come un guanto e sussurra da lontano. Tieniti stretti i ricordi di quei giorni, alzati e balla al ritmo della tua musica suonata con abili dita. Saremo sempre lì a sentire quel ritornello e a dimenarci senza fatica.

venerdì 18 novembre 2016

Senza meta

Ogni volta che ti guardi indietro vedi grandi autostrade fitte di persone. Siamo tutti in cammino in un modo un po' strano, come formiche nel parco. Ho avuto il petto pesante e assetato, come desideroso di spiccare il volo. Fremevo per una soluzione a breve termine, come una toppa su questo tessuto tutto strappato. Avrei voluto evitare di boccheggiare ancora per le vie di questa città, come se ricercassi uno spiazzo o un piccolo angolo in cui liberare il peso che avevo appresso. A volte i conti non tornano. Guardo la realtà con meno disprezzo, non capendo sempre segnali così chiari a tutti. A volte sembra infinita la grandezza di questa domanda, a volte non c’è semplicemente risposta. Ero seduta in un cinema, tutto buio e le immagini scorrevano. Per me il tempo era fermo, distillato in ogni istante, dilatato nel suo scorrere. Il turbinio di respiri era quasi insopportabile, ma il gioco come sempre prosegue e tutti lì con lo sguardo fisso in un punto danziamo senza età e senza meta.

domenica 2 ottobre 2016

Tanto amati

C’eravamo tanto amati e ora siamo tutti qua, a guardarci queste pupille senza capire niente. Mi piacerebbe saper essere ciò che voglio, riuscire a plasmare materie intatte e informi, creare dal nulla una voglia e distruggere in un solo momento i dubbi e le paure. Siamo qui, come piccoli punti nell'infinito, una terra che inghiotte e accoglie, cinge ed espelle. Gracili questi corpi, su un dorso sconnesso. Non saremo mai grandi abbastanza per essere forti, tutti d’un pezzo e poi invece li tocchi e li rompi. Ho visto scorrere diverse possibilità, tutte allettanti e coinvolgenti. Il mio volto era riflesso sulle porte della metropolitana che sfrecciava lungo il ventre della città. Boccheggiando ho sorpreso una coppia accarezzarsi lievemente, un gruppo di pre-adolescenti tornare dalla loro serata di cocktail e sgarzelline. Ho guardato il riflesso senza sentire niente, separato da me, viveva una vita diversa, impassibile allo scorrere del tempo e al vociare tutt'attorno. Ci siamo ricongiunti dopo un viaggio di qualche minuto, sentendoci ancora vuoti e incompleti, ma non per questo meno leggeri. La strada sopra le nostre teste era deserta e il cemento rifletteva le luci dei lampioni. C’eravamo tanto amati e ora siamo tutti qua. Sempre nello stesso posto, camminando piano, senza farci sentire.

giovedì 26 maggio 2016

Rincorsa

Non credo di aver mai provato sensazioni del genere. Sono come vibranti e secche schegge che cadono sul corpo senza apparente direzione. Non avrei voluto mai sapere che esistessero certe prove da superare, tenere i denti stretti così a lungo, talvolta senza respirare. Non avrei mai voluto sapere, eppure ora lo so. Non ho un nome per una schifezza del genere, solo smorfie disgustate, quelle che fanno arricciare gli occhi e creano delle rughe profonde sulla fronte. Mi chiedo anche se non sia tutto un po' troppo esagerato. Forse sono solo delle idee stupide che prendono delle forme che non sappiamo più addomesticare. O forse no. Forse esistono davvero persone che non si accorgono, che si guardano allo specchio e non vedono. Non vedono le scie dietro di sé, non ascoltano le voci di chi ha chiesto aiuto, non sentono i richiami da lontano. Semplicemente non se ne accorgono o fingono di non farlo.

Non pensavo che avrei provato tutto questo, ma in gran parte me lo sono cercata, L’ho proprio inseguito come un aquilone colorato su una spiaggia intonsa e caraibica. L’ho preso per il filo docile che segue le carezze del vento e me lo sono trascinata per le strade, le città, le pozzanghere, le sere, le giornate estive, i pomeriggi invernali. Ovunque mi sono fatta seguire e ho inseguito. Ho corso ansimante per paura di restare indietro. Ho rincorso ansimante per paura di essere abbandonata. Ho fatto, eseguito, rigurgitato e ingoiato. Ho annuito, sorriso e abbracciato. Ho ricambiato, taciuto e sperato.

Ora sono con i pezzi in mano che ho imparato a ricostruire. Ci ho messo tanto, troppo. Mai da sola. Ci ho messo tanto, troppo e non è ancora finita. Il cammino è ancora lungo. Ho raccolto i pezzi, i miei pezzi per terra. Li ho visti giacere sul marciapiede senza riconoscerne la provenienza. Inforcando gli occhiali ho capito, ma mi sono voltata.
Dopo sere occupate a rivangare passati poco credibili, sono tornata sul luogo del delitto e ho iniziato a raccogliere il pattume fatiscente e a ricostruire il tutto. Un pezzo alla volta, con infinita pazienza che nemmeno sapevo di avere. Una pazienza silenziosa, di quelle mature e severe. Una pazienza nata da un corpo che ha sempre reclamato solo fretta. Ora il tempo si è fermato, un rintocco e poi un altro. Una lacrima è scesa ed è tornata al suo punto di origine.

Mi sono fatta spezzare le gambe e me le sono spezzata da sola. Le ho pure spezzate ad altri, piagnucolando sul latte versato. Dopo tutto sto frignare sono qua, non più forte e non più debole. Solo più consapevole. Cambiare strada senza voltarsi mai, nemmeno per prendere la rincorsa (Paz).

martedì 24 maggio 2016

Routine

Mi sono fermata per un pò di tempo. Non ho scritto più molto, forse perchè impegnata a pensare ad altro o forse perchè ho smesso di lasciar andare le mani sulla tastiera, perdendomi tra le parole e il loro scorrere. La quotidianità è incredibilmente severa e mi lascia distrarre dal superfluo in ogni angolo. Si perde tempo nei modi più stupidi e insensati, rincorrendo notizie e aggiornamenti, foto e mi piace sorridenti. Ora sono qua, con le lancette che sono incredibilmente più lente a proseguire il loro cammino e riescono a darmi spazio per respirare in modo costante. Avere più tempo ha anche i suoi lati negativi, c'è un vuoto da riempire che prima era molto più regolare. Ora ci si deve inventare. Forse sarebbe meglio così, essere liberi dalle giornate tutte uguali, dove le azioni sono programmate e non possono non seguire i passaggi obbligati ormai dettati. Perdersi, tra le vie delle città, guardare le case col naso all'insù per scoprire cose mai viste, piccole schegge di semplicità che riempiono le vene di boccate d'ossigeno abbondanti. O forse ci si deve solo abituare a rispettare i nostri desideri, le pulsioni che muovono tutti in un modo o nell'altro, essere più semplici, meno agghindati da corazze inutili che sempre ci accompagneranno se meno ci guardiamo allo specchio e non guardiamo i segni sul nostro volto, le labbra screpolate e gli occhi spenti. Ho riscoperto il calore delle persone e degli sguardi sinceri, quelli rapidi, ma carichi, fatti per essere incorniciati, come un'istantanea che cattura per sempre quel sorriso incastonato tra la folla. 
Non so il senso di quello che messo su questa pagina bianca fino ad adesso. Non c'è un solo significato, leggeteci quello che più vi piace o più odiate. Magari senza capirlo fino in fondo. Basta questo ogni tanto.