domenica 3 febbraio 2013

Botte.

C'è chi si aggrappa mentre di noi resterà la polvere.

Stavamo correndo tra i vari quartieri scappavamo dai soliti segugi, quelli dell'altra barricata. Avevamo i muscoli sfaldati, ma non ti potevi fermare, non ora. Le nostre facce erano rigate dal sudore misto a lacrime. E dire che sembriamo dei duri, quando passiamo tra i pischelli e la gente comune. Inciampiamo, tutti nello stesso momento. Il ferro, cazzo, il ferro. A Gabro è caduto il ferro. Cazzo, piglialo, muoviti stronzo. Lo raccoglie e ripartiamo, una corsa infinita verso la vita, verso i sorrisi e cieli stellati. Noi abbracciati alla paura ogni notte, abbiamo anche desideri umani, quando non facciamo a botte. Arriviamo al ponte, il ponte. Ormai ci siamo a meno che non ci sgamino all'ultimo. Bella fratè, ci siamo. Oh, respira, respira. Prendi aria e scappa una risata, cazzo se ridiamo adesso. Anche 'sta volta è scampata regà, ce vediamo domani. Oh, no, mò aspetti, daje che ho ancora qualcosa, così te ne vai a letto contento. Ci guardiamo sfatti, l'assenso è nell'aria. Bella, ma fai veloce. Tira su come gli pare, senza regole. Oh, l'accendino? Tò, ma ridammelo stronzo. Ci immergiamo nel nostro mondo ancora una volta prima di tornar a recitare, ancora una volta prima di essere normali, basta un attimo. Magari è solo roba scadente, ma è il mondo, il nostro.
Ci dividiamo alla fine, ognuno con le proprie cuffie e con i propri gusti. Chi va verso le strade d'America, chi rincasa malinconico con Guccini tra i capelli, chi va a braccetto con la techno e chi esce pazzo con il Guè. Apriamo le porte delle nostre case e ci immergiamo sotto le coperte, ma non dormiamo, noi, non dormiamo mai.

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